Prime Esperienze
LA LORO PRIMA VOLTA
bullmastermaturo
26.05.2026 |
2.748 |
7
"I bambini crebbero, gli impegni aumentarono, le distanze si fecero più difficili da colmare..."
R. ed L. — Una coppia nel campo ospedalieroLi conobbi diversi anni fa, quando avevo già consolidato il mio ruolo e la mia presenza in quell'ambiente sotterraneo e discreto fatto di fantasie condivise e desideri coltivati nella mente prima ancora che nel corpo.
R. aveva quarantasei anni, lavorava in ospedale con quella competenza misurata che hanno i professionisti di mezza età che sanno esattamente chi sono. Lisa ne aveva trentadue, anche lei nel campo sanitario, con due figli piccoli e una vita ordinata e rispettabile vista dall'esterno. Ma dentro — dentro c'era una fantasia che pulsava da tempo, nutrita solo di parole sussurrate nel buio e giochi solitari con oggetti che avrebbero dovuto bastare, ma non bastavano più.
Lisa aveva sempre desiderato un uomo superdotato. Lo diceva R. con quella sincerità diretta che hanno le coppie quando hanno smesso di vergognarsi dei propri desideri. Avevano giocato per anni con falli di dimensioni generose, con una soddisfazione che era reale ma incompleta — come quando si conosce l'eco di una voce ma non si è mai sentito il suono originale.
A un certo punto, però, il gioco non fu più sufficiente. La fantasia aveva oltrepassato la soglia, era diventata una necessità vera, qualcosa che chiedeva di essere vissuto, non più solo immaginato. E così decisero di rompere gli indugi e rispondere al mio annuncio.
Lo scambio epistolare — L'eccitazione che cresce
Ci scrivemmo per settimane. Email lunghe, curate, mai volgari ma cariche di una tensione che cresceva ad ogni messaggio. Scambio di fotografie — le sue sempre censurate nei punti strategici, ma abbastanza eloquenti da far capire, da far desiderare. Si vedeva che Lisa aveva un corpo da donna vera, vissuto, maturo. Non una ragazzina, ma una donna consapevole, con curve piene e una sensualità che traspariva anche attraverso i pixel.
Ogni email alzava il livello. Si parlava di desideri, di limiti, di aspettative. R. scriveva con lucidità, descrivendo cosa voleva vedere, cosa lo eccitava. Lisa scriveva poco, ma quando lo faceva le sue parole avevano un peso diverso — più istintivo, più carnale, meno mediato dalla razionalità.
Arrivammo ai cellulari. La prima telefonata fu cauta, quasi formale. Tre voci che si cercavano, che si annusavano, che cercavano di capire se oltre alle parole scritte ci fosse anche una chimica reale. Ci fu.
Fissammo un incontro conoscitivo. Senza impegno, senza pressioni. Solo per vedersi, capire se quello che esisteva nelle email potesse tradursi in qualcosa di concreto.
Il primo incontro — Il cinema sotto la pioggia
Non potrò mai dimenticare quella serata.
Ci demmo appuntamento alle ventuno davanti a un cinema a Roma. Pioveva — una di quelle piogge romane d'autunno, sottile e insistente, che bagna senza urlare. Arrivai in anticipo di due minuti, come faccio sempre. Parcheggiare, scendere, sistemarmi il cappotto, guardare intorno.
Non avevo idea del loro aspetto. Avevo visto solo foto di Lisa, sempre parziali, mai il viso intero. Passai davanti a una coppia che sembrava in procinto di entrare al cinema — lui alto, portamento sicuro; lei con un impermeabile chiaro, capelli scuri, viso delicato. Bellissima. Pensai tra me: *Magari fossero loro*.
Mi misi ad aspettare sotto la pensilina del cinema, leggermente in disparte. Dopo un minuto il cellulare squillò.
— Siamo già qui da un po', — disse la voce di R., con un tono divertito. — Siamo arrivati venti minuti prima.
Mi descrissero dove stavano. Mi girai. Era proprio la coppia che avevo notato.
Ci presentammo con una stretta di mano e sorrisi educati, ma tutti e tre eravamo in uno stato di tensione quasi palpabile — non negativa, ma carica, elettrica. L'imbarazzo eccitato di chi sa che sta per oltrepassare una soglia ma non sa ancora esattamente cosa troverà dall'altra parte.
Li invitai a salire sulla mia auto. Ci recammo in un ristorantino che conoscevo bene — carino, cibo onesto, soprattutto riservato. Tavoli distanziati, luci soffuse, servizio discreto.
La cena — Il disgelo
La cena fu squisita. Il cibo eccellente, la compagnia piacevole. Man mano che il tempo passava, l'atmosfera si rilassava. Parlammo del più e del meno — lavoro, figli (loro), città, viaggi. Niente di erotico, niente di esplicito. Solo tre persone che si conoscevano, che cercavano di capire se oltre alla chimica virtuale ci fosse anche quella reale, umana, fatta di sguardi e pause più che di parole.
C'era. Questo era evidente già dopo la prima portata.
Poi, lentamente, la tensione cambiò natura. Dal relax iniziale si passò a una sorta di eccitazione sospesa che aleggiava nell'aria — nello sguardo di Lisa quando mi guardava, nel modo in cui R. sorrideva quando mi parlava, nel non detto che riempiva ogni pausa.
Finita la cena, proposi di venire a bere qualcosa insieme nel mio studio, che all'epoca avevo ancora a Roma, a poca distanza dal ristorante. Lo dissi con calma, aggiungendo che capivo perfettamente se preferissero ritirarsi e risentirci in un secondo momento.
Accettarono.
Lo studio — Il battesimo
Li condussi nel mio studio. L'atmosfera era quella giusta — luci abbassate, musica soffusa, spazio confortevole ma non invadente. Lisa chiese di usare il bagno. R. rimase con me.
— Lisa muore dalla voglia di vedere il tuo cazzo, — mi disse piano, con un sorriso complice. — Ma è ancora molto imbarazzata.
Concordammo che appena fosse tornata, sarei andato io in bagno per dargli qualche minuto. Nel frattempo, R. avrebbe iniziato a baciarla, a scaldarla, a farla entrare in quella dimensione di eccitazione che avrebbe reso tutto più naturale.
Così feci.
Le diedi cinque minuti, poi tornai lentamente. Lisa era su di giri — si vedeva dal respiro, dalla posizione del corpo, dallo sguardo. Appena fui vicino, mi guardò negli occhi e, senza aspettare, disse semplicemente:
— Fammelo vedere.
E senza attendere risposta, iniziò ad armeggiare con i miei pantaloni, liberandomi con gesti rapidi, quasi frenetici.
Appena lo vide, si fermò. La bocca appena aperta, lo sguardo fisso. Poi, senza dire una parola, iniziò a succhiarlo con una foga che non mi aspettavo — vorace, avida, come se stesse finalmente assaggiando qualcosa che aveva desiderato troppo a lungo. Lo leccava dalla base fino alla cappella, lo prendeva in bocca il più possibile, gemendo sottovoce per la fatica e per il piacere insieme.
R. si allontanò, lasciandoci il campo libero. Si sedette poco distante, osservando la scena con quello sguardo sereno e concentrato che avrei imparato a conoscere bene.
Iniziai ad accarezzarla mentre continuava a succhiarmi. Lentamente scesi con la mano lungo il corpo, sotto la gonna. Scostai il perizoma che si era messa — evidentemente aveva pensato a tutto. Era un lago. Letteralmente. Il mio dito non fece nessuna fatica ad entrare nella sua fica bagnata, e appena dentro, Lisa emise un gemito profondo, gutturale, di puro piacere.
Andammo avanti così per diversi minuti. Poi le chiesi, con voce calma:
— Vuoi sentirlo dentro?
— Non aspetto altro, — rispose, con una voce roca che non aveva più niente di imbarazzato. — Lo sogno da mesi.
Si girò e si mise alla pecorina, offrendomi il suo culo meraviglioso e la fica che sbrodolava di desiderio. Appoggiai il cazzo sulla sua apertura, lentamente, per darle il tempo di abituarsi.
Non mi diede tempo. Con un colpo di reni deciso, si infilò tutto il cazzo dentro in un solo movimento.
La sentii urlare — un urlo di piacere puro, misto a una sorpresa quasi dolorosa, come se non si fosse aspettata che fosse così tanto, così pieno, così vero.
Poi iniziò a muoversi, a spingere contro di me, a prendersi quello che voleva con una foga che non aveva più niente di riservato o controllato. Era diventata completamente se stessa — una donna che finalmente viveva la sua fantasia, che la incarnava, che la faceva sua.
R. guardava. Immobile, presente, con quell'espressione che avrei visto tante altre volte — non di dolore, non di esclusione, ma di piacere completo, totale, derivato dal vedere la sua donna realizzata, appagata, felice.
Dopo — La frequentazione
Quella fu la prima sera.
Ci rivedemmo spesso. Diventammo un trio affiatato, con una frequentazione regolare che durò circa tre anni. Ci furono serate a Roma, serate a casa loro quando i bambini erano dai nonni, qualche weekend rubato qua e là.
Lisa si aprì sempre di più. Ogni incontro era un altro strato di inibizioni che cadeva, un'altra fantasia che veniva esplorata, un altro pezzo di lei che emergeva. R. era sempre lì, presente, partecipe, felice.
Poi, come spesso accade, la vita prese altre direzioni. I bambini crebbero, gli impegni aumentarono, le distanze si fecero più difficili da colmare. Gli incontri si diradarono, poi si fermarono.
Oggi siamo ancora in contatto. Messaggi sporadici, auguri a Natale, qualche telefonata ogni tanto. Ma quello che abbiamo vissuto insieme resta — intatto, prezioso, custodito in quel luogo della memoria dove si conservano le cose che ci hanno cambiato.
Erano una coppia vera, che si amava. E io fui parte di quell'amore — non una minaccia, non un'intrusione, ma un'estensione. Un modo diverso di amarsi, più complesso, più onesto, più vero di quanto molti potrebbero mai capire.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per LA LORO PRIMA VOLTA:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
